L'ultimo traguardo di Barbara

La Scuola Superiore di Catania, con una toccante cerimonia, ha conferito il diploma di licenza alla sua studentessa scomparsa lo scorso settembre

29 Novembre 2017
Mariano Campo (foto Simone Cataldo)

Il padre e la madre adesso stringono tra le mani l’attestato di quello che sarebbe stato il suo prossimo traguardo, la pergamena con l’ambito diploma di licenza della Scuola Superiore di Catania, conferito dalla commissione accademica con il massimo dei voti. I suoi colleghi adesso seguiranno le lezioni in un’aula che porta il suo nome: Barbara Minutoli.

La commissione togata – composta dal presidente della Ssc Francesco Priolo, dai coordinatori delle classi Lina Scalisi e Salvo Sortino, dalla direttrice del dipartimento di Scienze umanistiche Marina Paino e dal presidente del corso di laurea magistrale in Filologia moderna Mario Pagano – ha appena terminato di conferirle il massimo riconoscimento per le allieve e gli allievi che completano il rigoroso percorso formativo nella struttura di eccellenza dell’ateneo catanese. Tutti i presenti applaudono, nessuno però festeggia.

Barbara è scomparsa improvvisamente agli inizi di settembre, dopo una breve e fulminante malattia, a soli 22 anni, pochi mesi dopo aver guadagnato la laurea in Lettere moderne, pochi mesi prima di affrontare l’esame finale del suo percorso d’eccellenza. La Scuola Superiore ha voluto premiare lo stesso il suo impegno, chiedendo agli organi di governo dell’Ateneo di derogare al regolamento della Scuola e di poter procedere con l’assegnazione del titolo di studio, alla sua memoria.

“E’ un giorno di forti emozioni – ha riconosciuto il presidente Priolo -, ma anche di serenità. La nostra piccola comunità oggi fa appello al proprio fortissimo senso identitario per ricordare i meriti di una delle allieve più brillanti e manifestare affetto e vicinanza ai suoi genitori, al fratello Marcello e a tutti i suoi cari”. Lo ha fatto intitolando al suo nome un’aula di Villa San Saverio e facendo precedere la proclamazione da una intensa prolusione del prof. Giuseppe Di Fazio, sull’”avventura del giornalismo”, una delle grandi passioni di Barbara, che aveva cominciato a collaborare con le testate LiveUnict e SicilianPost.

Di Fazio, giornalista professionista, per anni caporedattore al quotidiano La Sicilia e docente a contratto di Storia e tecniche del giornalismo, parla del ‘cuore della notizia’, ma – attingendo dal Ciàula di Pirandello – non manca di richiamare alcune delle caratteristiche che lo avevano colpito della studentessa messinese.  La curiosità e la capacità di stupirsi, soprattutto, e la sua metodicità. “La vera conoscenza – ha detto - implica sempre un cammino che procura un’esperienza e che alla fine culmina in uno stupore. Chi non si meraviglia più, perde la capacità di ragionare e comprendere. E così dev’essere per il giornalista, che troppe volte si lascia sopraffare dalla routine. Di fronte alla realtà deve intravedere qualcosa la illumini e faccia scoprire i tratti imprevisti”. Proprio questo era l’approccio alla notizia di Barbara, hanno confermato il direttore di Sicilian Post Giorgio Romeo e le redattrici di LiveUnict Alessia Costanzo e Sara Adorno: “Sarebbe certamente diventata una grande giornalista”, giurano.

Magari sarebbe diventata corrispondente dalla Francia per qualche testata nazionale, il Paese che le era rimasto nel cuore dopo l’esperienza con l’Erasmus. “Era una persona affamata della vita– ha ricordato la prof.ssa Scalisi - , che guardava la realtà con occhi sgranati, rigorosa e decisa verso i suoi obiettivi. Molto legata alla sua terra d’origine e alla nostra Scuola, che considerava il luogo da cui partire per raggiungere un giorno la sua amata Parigi”. “Una studentessa dall’intelligenza vivace – ha aggiunto il prof. Pagano -, sempre desiderosa di approfondimenti, e che, anche negli ultimi giorni, è stata capace di dedicarsi allo studio come terapia per combattere la malattia”.

Scorrono poi sullo schermo le immagini di Barbara: momenti ufficiali e altri più ‘camerateschi’, un collage dei giorni vissuti nella residenza della Scuola assemblato dai suoi compagni, che richiamano interventi a lezioni e conferenze, ma anche sorrisi e scherzi, consigli e confidenze, a cui danno poi forma i teneri e singhiozzati ricordi del collega e concittadino Santi Messina e delle inseparabili compagne di stanza Alessandra e Cecilia.

E tocca alla relatrice della sua tesi triennale, la prof.ssa Paino, illustrare nuovamente  – a un anno di distanza dalla seduta di laurea ai Benedettini -, i contenuti del lavoro di Barbara su “Quasimodo: l’intellettuale e la Sicilia”, dedicata ai primi passi dello scrittore siciliano nel mondo della poesia e della cultura, compiuti proprio a Messina, agli inizi del ‘900. “E’ una ripetizione che oggi ha funzione di conforto – ha premesso commossa la docente -, che esorcizza il ‘mai più’ e ci permette di celebrare l’’ancora’".