La Test Box di Archicart è realtà

Presentata alla Cittadella universitaria, il 10 settembre sarà arredata e ospiterà lezioni e conferenze

31 Luglio 2018
Alfio Russo

La Test Box di Archicart è realtà e da oggi fa bella mostra di sè alla Cittadella Universitaria di Catania. Il primo prototipo abitativo al mondo costruito con struttura portante in cartone ondulato è stato presentato questa mattina, a conclusione della prima fase della masterclass che ha coinvolto nella costruzione del piccolo edificio 31 studenti di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Catania.

L’evento di alta formazione è stato promosso dal Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura in partnership con la Start Up Innovativa Archicart e si avvale del sostegno di una solida rete di imprese del settore edile che hanno deciso di investire nella ricerca e sviluppo della avveniristica tecnologia costruttiva.

“Un accordo innovativo quello stretto tra Archicart e l’Università di Catania – spiega Dario Distefano, ideatore della start up innovativa insieme a Nicola Timpanaro e Mario Schilirò e dottorando di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura - perché è una delle prime volte che un’azienda si lega ad un ente di ricerca per portare avanti in maniera corale un progetto, coinvolgendo l’intero dipartimento. Abbiamo deciso di realizzare questo prototipo abitativo in autocostruzione, con gli studenti del corso di laurea coinvolti che hanno imparato ad utilizzare in sicurezza degli strumenti, quali avvitatori, trapani e seghe circolari, che in qualche caso non avevano mai visto, per costruire l’edificio con le loro mani”.  

“Abbiamo pensato di costruire un edificio abitativo per l'emergenza, prefabbricato, auto-costruito e assolutamente trasformabile – aggiunge Distefano -. Dentro c'è tanta tecnologia, a partire naturalmente dal pannello di cartone ondulato che già commercializziamo per gli interni e che adesso vogliamo testare per l'uso strutturale in esterni. C'è poi il tessuto di facciata, un tessile in pvc tensionato che crea una camera d'area e permette ventilazione dell'intercapedine. In sintesi nel periodo estivo permetterà di evitare che l'onda termica raggiunga direttamente la struttura portante, mentre nel periodo invernale, chiudendo tutte le valvole di areazione, permetterà di creare un cuscinetto protettivo che si riscalda prima che l'interno”. 

Un progetto che dopo la sperimentazione e l’autocostruzione non si conclude qui. Adesso si svilupperà nell’arco dei prossimi dodici mesi con la seconda fase che sarà dedicata al monitoraggio ambientale dell’edificio di 20 metri quadrati, grazie a dei sensori inseriti all’interno, alla modifica della destinazione d’uso interna del modulo oltre che alle verifiche tecniche del manufatto costruito.

Una struttura ecosostenibile e non permanente, perché può essere smontata e rimontata da un'altra parte e che dal 10 settembre sarà arredata, possibilmente con oggetti anch'essi di cartone, per essere vissuta non proprio come abitazione, ma come ambiente per vari usi come lezioni, incontri e conferenze. In quest’anno gli studenti saranno chiamato a testarne la tenuta agli agenti atmosferici esterni e la vivibilità interna.

Una struttura che potrà, dunque, essere utilizzata anche in casi di emergenza. “Sì, proprio così - aggiunge Distefano -. Abbiamo stimato un costo di 800 euro a metro quadrato, decisamente competitivo rispetto all'accordo quadro della Protezione civile, fatto per gli ultimi eventi calamitosi, che ha fissato in 1.600 euro a metro quadrato il solo costo dell'alzato senza fondazioni, con queste ultime schizzato a 5 mila euro a metro quadrato. Il nostro modulo - aggiunge l'ingegnere - non ha bisogno di fondazioni pesanti, ha solo delle basi d'appoggio che abbiamo realizzato con piastrellone di calcestruzzo che fungono da contrappeso e da ancoraggio a terra. La struttura è altamente confortevole, le performance termiche sono elevate e ne avremo contezza al termine della sperimentazione”.

E Distefano aggiunge anche di aver “già tentato di parlare con la protezione civile, ma al termine della sperimentazione contiamo di avere decisamente più chance». Un progetto che guarda anche ad altri impieghi: realizzazione di strutture non permanenti in aree protette, ad esempio.

“L'upgrade - aggiunge Distefano - è realizzare un modulo un po' più grande, da 35 mq, con servizio e zona notte. La nostra scommessa è riuscire a portarlo al Solar Decathlon nel 2020, una delle più grandi competizioni mondiali sulle costruzioni sostenibili”.

Sull’aspetto innovativo si è soffermato Nicola Timpanaro di Archicart, la giovane azienda nata nel 2014. “Innovazione è un termine cardine di questo progetto – spiega Timpanaro -. Tutti coloro che sono impegnati nella realizzazione di questa Test-Box hanno creato innovazione. A partire dal materiale base, il cartone ondulato, col quale abbiamo realizzato una struttura portante e resistente; continuando col materiale di riempimento termico, la fibra di cellulosa, e di rivestimento, una facciata tessile in una delle sue primissime applicazioni, con un’intercapedine ventilata, chiudendo infine tutto questo organismo con un infisso anch’esso di ultima generazione. L’innovazione è ciò che ci ha spinto tutti ad investire su questo progetto”.” Il cartone ondulato – aggiunge - è un materiale pieno di risorse che, opportunamente trattato come fatto in questo primo prototipo, non presenta nessuna difficoltà a resistere alle intemperie. In più, con l’involucro tessile che lo protegge dagli agenti atmosferici più importanti, abbiamo un edificio efficiente anche da questo punto di vista”.  

Alla conferenza sono intervenuti anche il prof. Vincenzo Sapienza, vice-direttore del Dipartimento e coordinatore del progetto di ricerca, insieme con il prof. Antonio Gagliano, tutor del progetto di dottorato, e la docente Rossella Caponetto.

“La collaborazione di questo progetto con l’Università ha origini antiche – ricorda il prof. Vincenzo Sapienza -. Da quando cioè Dario Di Stefano venne a parlarmi dell’idea per la propria tesi di laurea. Subito ho intravisto la possibilità di avere qualcosa di concreto rispetto a tanti progetti, idee, programmi, che siamo abituati a fare ma che restano purtroppo teorici. Qui ho invece intravisto la possibilità di passare a qualcosa di concreto. Dopo la tesi di laurea il primo passaggio è stato quello di partecipare alla Start Cup, la competizione che annualmente il nostro Ateneo istituisce per premiare le idee imprenditoriali più interessanti fornendo loro il servizio della realizzazione di un business plan, strumento essenziale per verificare la possibilità di un’idea imprenditoriale di essere competitiva sul mercato. L’idea Archicart ha vinto la Start Cup Sicilia e questo ci ha dato la possibilità di mettere a punto un business plan completo che è stato il primo strumento di supporto per la nascita della start up”. 

Per il prof. Antonio Gagliano, docente di Fisica tecnica al Dipartimento di Ingegneria elettrica, elettronica e informatica e tutor del dottorato al cui interno è nata la ricerca legata alla T-Box, “il progetto si articola su due grandi linee: una parte didattica, partendo dall'idea di una struttura auto-costruita, che ha coinvolto gli studenti dando loro l'occasione di passare dalla progettazione alla realizzazione e vivere un'esperienza formativa straordinaria nella specificità della costruzione a secco, una delle tecnologie più interessanti perché cambia il paradigma dell'edilizia, non implica impasti ed è molto più precisa; dall'altro lato, lavoriamo sulla ricerca: al di là del pannello di cartone ondulato brevettato da Archicart, abbiamo cercato di ottimizzare forme, geometrie e comportamento termo-fisico dell'edificio”.

La collaborazione tecnica al progetto è stata assicurata da diversi partners: Stiltenda, F.lli Lombardo, Tecnova Group e Format ADV e gli sponsor tecnici Giovanardi, Sciuker, Enerpaper e Kattuni, aziende altamente specializzate che hanno ricoperto un ruolo chiave nella realizzazione.

“Un partenariato che ha funzionato al meglio – spiega Mario Schilirò, socio di Archicart - da soli non ce l’avremmo mai fatta; con le aziende partner abbiamo così potuto riempire i nostri pannelli con fibre di cellulosa, abbiano trattato esternamente il pannello con ossido di silicio, in più l’infisso a taglio termico con legno lamellare rivestito di alluminio, la facciata tessile ventilata, gli arredi in cartone alveolare che saranno posizionati all’interno e cambiati nel corso dell’anno solare in base all’utilizzo della Test-Box”.

In rappresentanza delle aziende partners, presente Giada Dione, architetto di Kattuni: “Noi scommettiamo in prima persona sul cartone in quanto la nostra azienda si occupa di arredi in cartone alveolare; e quindi crediamo tanto nella sostenibilità edilizia, con materiali che possano non interferire nell’ambiente in maniera nociva ma anzi essere riciclabili per un futuro più sostenibile”.

“È stata un’esperienza molto interessante - sottolinea Gloria Russo, allieva ingegnere - sia perché abbiamo utilizzato una tecnica mai vista, ma anche perché ci siamo trovati a lavorare in gruppo con tanti ragazzi. È stato bello mettere direttamente mano ad un progetto, cosa che prima d’ora non avevamo mai fatto”.