La Sicilia e la globalizzazione

A Palazzo delle Scienze la tappa etnea delle “Giornate dell’economia del Mediterraneo”. Accademici ed esperti hanno analizzato la situazione dell'Isola 

23 Novembre 2017
Alfio Russo

La Sicilia ad oggi paga a caro prezzo il processo di globalizzazione. E’ quanto emerso nel corso dell’incontro “La centralità siciliana nella globalizzazione” organizzato nell’aula magna del Palazzo delle Scienze nell’ambito del ciclo di appuntamenti tematici dal titolo “Le Giornate dell’economia del Mediterraneo” promossi dalla Fondazione Curella ed in programma tra Palermo e Catania fino a sabato.

Un incontro – che ha richiamato numerosi studenti – aperto dal rettore Francesco Basile e dal direttore del dipartimento di Economia e Impresa Michela Cavallaro. Il rettore ha invitato gli studiosi e gli esperti “a promuovere sempre più la centralità della Sicilia nel Mediterraneo soprattutto per il futuro occupazionale dei nostri giovani” auspicando “un ruolo da protagonista del nostro Ateneo anche nella soluzione di fenomeni come la migrazione che richiede un intervento decisivo degli Stati del Mediterraneo anche per i risvolti economici del fenomeno”.

Il prof. Basile ha affermato inoltre che la Sicilia deve puntare sempre più “sullo studio e sulla valorizzazione dei beni culturali e degli itinerari turistici che devono maggiormente attrarre gli studenti stranieri e in particolar modo dell’area del Mediterraneo nella nostra isola per la formazione e la ricerca”. “In questo modo eviteremmo la fuga dei nostri cervelli nel nord dell’Italia e dell’Europa e offriremmo anche nuovi sbocchi professionali ai nostri giovani” ha concluso il prof. Basile.

Un tema, quello della centralità della Sicilia nella globalizzazione, approfondito dal prof. Roberto Cellini che ha evidenziato “che grazie alla globalizzazione è diminuita la povertà, ma sono aumentate le diseguaglianze tra le popolazioni dei diversi Paesi”. “In Italia poi si sono registrati anche un calo negli investimenti e in Sicilia in particolar modo” ha aggiunto il prof. Cellini.

Un punto su cui anche il prof. Maurizio Caserta si è soffermato sottolineando che “in Sicilia si è registrata una lieve apertura commerciale grazie alla globalizzazione, tra le più basse in Italia, frutto anche dei pochi e minori investimenti diretti in Italia dall’estero”. In Sicilia la quota di investimenti è ormai pari allo zero – ha aggiunto il prof. Caserta -, per essere globalizzati, invece, si deve essere attrattivi e quindi offrire prodotti buoni e prezzi bassi. Dobbiamo inventare qualcosa di nuovo e soprattutto avere costi coerenti con la competizione”. Una situazione dovuta “alle incrostazioni di potere economico che impediscono in Sicilia alle forze sane del sistema economico di esprimersi – ha spiegato il docente etneo -, queste incrostazioni fanno alzare i prezzi quando, invece, si dovrebbero abbassare i costi dei servizi dei trasporti, dello smaltimento rifiuti per citarne alcuni. Vi sono le lobby economiche e politiche che hanno fatto un accordo perverso per mantenere un sistema economico piccolo”.

Tra le possibili soluzioni, la prof.ssa Tiziana Cuccia ha indicato “il turismo e la cultura che negli anni precedenti hanno salvato la Sicilia, ma che purtroppo non vengono sfruttati abbastanza nell’ottica della globalizzazione nonostante la consapevolezza delle risorse a disposizione”. “Dobbiamo anche capire cosa cerca il turista che magari oggi preferisce città più tecnologiche – ha aggiunto -, dobbiamo capire se possiamo ripartire dal turismo o se occorrono contesti diversi di capitale sociale e umano con operatori ancor più competenti per soddisfare il turista sul piano della globalizzazione. Oggi il turismo deve svolgere la funzione di traino e non più di ancora di salvezza”.

Sempre sul tema turismo è intervenuto il prof. Benedetto Torrisi (componente nel comitato scientifico delle giornate dell’economia del Mezzogiorno) che ha analizzato l’aspetto dei trasporti e in particolar modo del sistema aeroportuale siciliano che “pur centrale nel Mediterraneo dal punto di vista territoriale, non lo è affatto dal punto di vista delle rotte visto che l’aeroporto di Catania, nonostante registri un flusso in costante crescita, non è ad oggi un centro di smistamento dei passeggeri, con ricadute negativi sui costi del biglietto, almeno 200 euro di media in più, e nei tempi di viaggio, 3-4 ore in più”. “E’ impensabile ad oggi definire l’aeroporto di Catania «internazionale» visto che per raggiungere le mete turistiche africane, ad esempio, dobbiamo prima atterrare a Milano e poi ripartire per il sud del mondo – ha aggiunto il prof. Torrisi -. Il turista milanese dovrebbe invece poter atterrare a Catania e quindi procedere verso il sud del mondo”.

A concludere l’incontro – dopo gli interventi di Salvatore Sichili della Confcommercio Impresa- Catania e di Emiliano Abramo della Comunità di Sant’Egidio - il professore Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella che ha invitato “il Paese a scommettere di più sul Sud dove, invece, continuiamo a registrare uno spopolamento impressionante”. “Per bloccare questo fenomeno occorre creare in Sicilia nei prossimi dieci anni 900mila posti di lavoro, attraverso l’attrazione di investimenti dal Nord d’Italia e dall’estero” ha aggiunto il prof. Busetta. E sulla globalizzazione il docente palermitano ha evidenziato come “l’avvento di internet abbia connesso la parte povera del mondo con quella ricca, tirando fuori dalla povertà assoluta un miliardo di persone, ma ha portato anche alla competizione senza freni sui prezzi dei prodotti, ad una delocalizzazione in luoghi del mondo dove il costo del lavoro è decisamente più basso”. “Una concorrenza insostenibile per il nostro sistema economico che si va così sgretolando con tanti giovani che lavorano senza posto fisso, tutele e serenità – ha spiegato il prof. Busetta -. E’ normale che poi vadano all’estero”.

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