Esperti a confronto sulla valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici

In Sicilia si dovranno ridurre gli impatti del rischio desertificazione

24 Novembre 2017
Alfio Russo

“Per la Sicilia sono state effettuate diverse simulazioni, alcune presentano impatti in parte negativi con perdite del valore delle terre pari al 5%, secondo altri scenari, invece, non ci saranno modifiche. L’unico vero problema che potrebbe avere conseguenze per il territorio della Sicilia è rappresentato dalla maggiore frequenza di eventi estremi legati al rischio desertificazione già oggetto di studi e ricerche. Sarà fondamentale, quindi, l’adattamento degli agricoltori e gli interventi per diminuire gli impatti della desertificazione che saranno stimolati e indirizzati dall’azione politica e dal trasferimento di conoscenze e innovazioni”. Un quadro che è stato rappresentato dalla docente etnea di Economia ed estimo rurale Maria De Salvo in apertura del 46° Incontro del Centro di Studi di Estimo e di Economia Territoriale, organizzato in collaborazione con i dipartimenti di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente e di Economia e Impresa dell’Università di Catania, nell’aula magna del Polo Bioscientifico (via Santa Sofia 100), dal titolo “Valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici e delle strategie di mitigazione e adattamento: aspetti giuridici, economici ed estimativi”.

“Dalle simulazioni emerge che la fascia tropicale e sub-tropicale subirà danni maggiori e in Paesi già poveri gli impatti dei cambiamenti climatici si tramuteranno in perdite considerevoli in termini economici e di sicurezza alimentare – ha aggiunto la prof.ssa Maria De Salvo -, nelle fasce più vicine ai poli, invece, ci saranno realtà diverse con benefici per il settore agricole grazie all’aumento delle zone a clima mite. Si assisterà anche a un miglioramento qualitativo del prodotto come ad esempio la vite in Romania con impatti positivi per l’economia”.

Ad aprire l’incontro il prof. Giovanni Signorello, membro del Comitato scientifico del CeSet e docente dell’Università di Catania, il direttore del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente Salvatore Luciano Cosentino, il direttore del dipartimento di Economia e Impresa Michela Cavallaro e il presidente del CeSet Leonardo Casini che hanno sottolineato “l’attualità del tema del cambiamento climatico, destinato ad essere oggetto di studi e ricerche per le temperature in aumento, per l’andamento e variazioni delle precipitazioni, per lo scioglimento dei ghiacci e per l’innalzamento del livello del mare che incidono su diversi ecosistemi e sull’ambiente oltre che sui vari settori economici”. “Questo incontro permette agli esperti di confrontarsi sui sistemi di valutazione economica degli impatti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi, sulla pesca, sull’agricoltura e sull’ambiente e anche sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e di mitigazione nei vari settori produttivi oltre che sugli interventi finalizzati alla sostenibilità ambientale” hanno aggiunto.

Sulle politiche dell’Unione europea in tema di cambiamenti climatici è intervenuto il prof. dell’Università di Catania Giovanni La Via, membro del Parlamento europeo e già presidente della Commissione Ambiente del Parlamento Ue, che ha evidenziato come “le Nazioni Unite abbiano stimato, a causa dell’aumento delle temperature fino a 8 gradi, un probabile movimento di oltre 1 miliardo di persone dall’Africa verso l’Europa nei prossimi decenni”. “Anche per questo motivo è indispensabile contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi”, ha spiegato La Via che si è soffermato sulla politica ambientale dell’Unione Europa “impegnata nella ratifica e implementazione dell’Accordo di Parigi siglato da 195 Paesi che supera i limiti del protocollo di Kyoto e che prevede il contenimento del riscaldamento globale entro i 2 gradi, l’eliminazione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, un processo di revisione degli obiettivi entro 5 anni e l’impegno dei paesi industrializzati a erogare dal 2020 una somma di 100 miliardi all’anno”.

“I prossimi passi del negoziato guidato dall’Unione europea riguardano l’implementazione dell’accordo delle politiche europee, la proposta di riduzione delle emissioni nei settori dei trasporti aerei e marittimi – ha aggiunto il parlamentare europeo -. L’Ue, nel quadro per il clima e l’energia 2013, ha fissato tre obiettivi principali: riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al ’90; una quota almeno del 27% di energia rinnovabile; un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica. La riduzione del 40% le emissioni consentirà all’Ue di adottare misure efficaci funzionali al conseguimento dell’obiettivo a lungo termine di ridurre le emissioni dell’80-95% entro il 2050 grazie allo scambio di quote di emissione dell’Ue che sono limitate a un tetto massimo stabilito dall’Ue, un pilastro della politica energetica europea che riguarda quasi tutti i settori ad eccezione dei trasporti. Per quest’ultimo settore l’Ue ha lanciato la proposta di «condivisione degli sforzi» con vincoli per i paesi membri per il periodo 2013-2020. Si sta intervenendo, inoltre, anche sulle emissioni «reali» delle automobili entro il 2023 e di ridurre il consumo di energia del 18-19% nel 2020 e del 30% entro il 2030 grazie a interventi nei settori della cogenerazione, del rendimento energetico dell’edilizia e dell’efficienze energetica dei prodotti”.

Nel corso dei lavori sono intervenuti anche i docenti Marco Goldoni dell’Università di Pisa sugli aspetti giuridici legati al clima, ambiente e agricoltura, Saverio Miccoli dell’Università La Sapienza di Roma sulla stima economica degli impatti sulla comunità relativi ai cambiamenti climatici, adattamenti e infrastrutture e Lea Nicita dell’ateneo di Catania sui modelli economici per la valutazione delle misure di mitigazione e adattamento in agricoltura.