“Populismo e società civile” tra politica e economia

L’ex presidente Inps Tito Boeri: «Le politiche macroeconomiche dei populisti spesso sono avventurose e incidono sulle istituzioni e sui corpi intermedi»

10 Ottobre 2019
Alfio Russo

Un tema caldo, d’attualità, che investe in pieno gli aspetti economici, politici e sociali della società di oggi e, ovviamente, le future generazioni. E a chiarire alcuni aspetti sui rapporti tra Populismo e società civile è intervenuto il prof. Tito Boeri, ordinario di Economia del lavoro all’Università Bocconi e già presidente dell’Inps, nel corso del seminario che si è tenuto mercoledì pomeriggio nell'aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali nell’ambito del ciclo Colloquium on Philosophy and Global Affairs e delle attività del gruppo di ricerca d’ateneo sulla politica italiana in tema di Visti Asilo e Migrazioni (VAM), diretto dalla prof.ssa Francesca Longo.

«Sul populismo c’è molto interesse da parte degli economisti, non è più un argomento esclusivo degli scienziati della politica per diverse ragioni -  ha spiegato Boeri, dopo i saluti del prof. Giuseppe Vecchio, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali -. Ormai i movimenti populisti, quelli nati a seguito della crisi del 2008-2012, hanno conosciuto un’affermazione anche nelle democrazie consolidate e quando vanno al potere, con una permanenza maggiore rispetto al passato per motivi economici, spesso perseguono politiche macroeconomiche avventurose che lasciano eredità molto pesanti, non sostenibili, oltre a un danno alle istituzioni e ai corpi intermedi, ovvero quelle istituzioni di bilanciamento dei poteri. Mi riferisco alla società civile, ai sindacati, alle organizzazioni sociali che permettono alle persone di trovare un’identità collettiva non necessariamente politica».

Dati che emergono dallo studio del prof. Boeri, che evidenzia «una correlazione negativa non necessariamente causale fra iscrizione a corpi della società civile e il voto per i populisti». «Quando i populisti vanno al governo si riduce l’adesione ai corpi intermedi di circa il 20%» ha aggiunto il docente milanese.

Un dato evidenziato anche dalla prof.ssa Daniela Irrera, docente di Scienza politica: «Il populismo conta sulla irrazionalità degli elettori che si fidano spesso anche di sconosciuti outsider della politica, l’elettore della società civile si muove su un piano più razionale». Al tempo stesso il prof. Luigi Caranti – organizzatore del seminario– ha precisato che «il ruolo dell’associazionismo può essere ambiguo: può essere ostacolo al populismo, ma anche cinghia di trasmissione dello stesso».

Il prof. Boeri, inoltre, si è soffermato sulla crisi economica che sta investendo l’Italia evidenziando la necessità di «trovare efficaci strumenti di contrasto alla povertà e di migliorare l’utilizzo delle numerose risorse impegnate per il Reddito di cittadinanza». «Occorre stimolare la creazione di lavoro per i giovani perché il dato più preoccupante di oggi è la fuga dei giovani all’estero che non concede molte speranze al Paese» ha osservato, ponendo l’accento sugli interventi da apportare nel sistema pensionistico italiano in favore delle famiglie con portatori di handicap. «Il numero dei disabili è in costante aumento perché si tratta di fenomeno legato all’invecchiamento della popolazione e su cui oggi il sistema è impreparato anche perché occorre far fronte a cure per un lungo periodo delle persone anziane – ha affermato -. Impegniamo molte risorse per le pensioni, ma non per adeguare gli strumenti necessari per i trattamenti e il sostegno alle persone incluse quelle con serie disabilità».