Spazi negati, spazi riconquistati: mostra fotografica sulla Catania ‘nascosta’ al Monastero dei Benedettini

8 Luglio 2019

E’ visitabile fino al prossimo 1° agosto, nel cortile del Monastero dei Benedettini, la mostra fotografica dal titolo "Spazi negati, spazi riconquistati", progetto fotografico inedito sulla bellezza meno conosciuta della città di Catania, realizzato da Adina Dell'Ali e organizzata in collaborazione con Gammazita. La mostra, a ingresso libero, è inserita nel calendario di eventi "Porte aperte Unict 2019 - Porte Aperte Unict" che fino al 2 agosto propone concerti, proiezioni, spettacoli teatrali e incontri negli edifici storici dell'Università di Catania.

La mostra, inaugurata lo scorso 27 giugno, accompagna il fruitore in un particolare e intimo viaggio nella città invisibile dei luoghi/nonluoghi. Lo sguardo della fotografa Adina Dell’Ali, con uno stile da reporter e street photographer che strizza l’occhio al ritratto e al pop pubblicitario, si posa su tutti quegli spazi cittadini negati ai suoi abitanti. Viste esclusive su monumenti decadenti, scorci degradati, ospedali dismessi, beni culturali inaccessibili, spazi ritornati ai suoi cittadini, tutti teatri sopiti di una cultura onnipresente che impregna l’intera città. È proprio su questi teatri che l’occhio di Adina, fotografa catanese di origine rumena, si posa fermando nello scatto l’anima di ogni luogo.

È una Catania rappresentata non come paesaggio “cartolina”, ma come paesaggio “vissuto”, luogo come compagno di vita, spazio delle arti di strada. È la nostra città che si mostra al nostro fianco. È lo spazio che contagia chi lo vive, ma nello stesso tempo è quello stesso luogo che si impregna del vivere umano e si riempie di luci. Si chiama vita, si chiama spazio riconquistato.

La mostra si compone di scatti di esterni ed interni, con la presenza costante e prorompente delle persone, tradotte nella loro surreale quotidianità. Stanno a simboleggiare l’operosità di quei catanesi che si impegnano nel riqualificare spazi negati cittadini, sono la nuova storia del luogo che si sta scrivendo. La persona al centro in una relazione diretta con la sua città. La mediazione è affidata al connubio tra la vita e l’arte. Le luci, a tratti psichedeliche, a tratti fredde e aliene, riempiono i vuoti ambientali di magia. Nella composizione la luce è il mezzo per solennizzare la scena, nella tecnica fotografica è il colore che dà corpo allo spazio, sottolineando i contorni architettonici.

Una fotografia del rapporto tra il quotidiano e l’arte, una complicità continua e durevole, tradotta in visionari scatti che danno vita a luoghi – (non)luoghi reali – spazi negati alla vita cittadina e riconquistati attraverso le arti.