Il ruolo della mafia sul ritardato sviluppo tecnologico della Sicilia

Un lavoro del prof. Giuseppe Di Vita selezionato per essere inserito tra le video interviste dell'American Economic Association
27 Gennaio 2020

Durante i lavori del meeting annuale dell'American Economic Association (Aea), tenutosi a San Diego dal 3 al 5 gennaio scorso, un lavoro del prof. Giuseppe Di Vita, ordinario di Economia nel Dipartimento di Economia e Impresa (Dei) dell'Università di Catania, scritto con Fabio Di Vita, ricercatore di Storia economica nel medesimo dipartimento, è stato selezionato per essere inserito tra le video interviste pubblicate sul sito della Aea.

Il lavoro, dal titolo "Esplorare le radici del sottosviluppo tecnologico siciliano: il ruolo della mafia dall'unificazione del regno italiano ai giorni nostri",  è incentrato sul ruolo che Cosa Nostra ha avuto sul ritardato sviluppo tecnologico della nostra Isola, dall'unificazione dell'Italia sino ai giorni nostri. Gli autori vogliono dimostrare che la presenza della mafia in Sicilia ha ostacolato il processo di sviluppo tecnologico dall'unificazione del Regno italiano (1861). Inoltre, dimostrano che l'impatto negativo di tale associazione criminale su questa regione dell'Italia meridionale è ancora persistente fino ai tempi contemporanei. A questi scopi vengono considerati i dati dei brevetti in Sicilia dal 1874 al 1913, mai utilizzati in precedenti analisi, perché frutto della consultazione manuale degli archivi. Il risultato principale dell'analisi è che le province siciliane con alta presenza di mafia mostrano, dal 1874 alla prima guerra mondiale, bassi livelli di sviluppo tecnologico e che questo impatto negativo sul progresso tecnologico persiste fino ad ora. Questo fenomeno osservato sembra essere utile per spiegare da un nuovo punto di vista il persistente sottosviluppo della Sicilia.