Sviluppo del biometano da matrici mediterranee, i risultati del progetto di ricerca del Di3A

Al polo Bioscientifico la presentazione dei risultati del progetto "Inno-Biomed", del quale è responsabile scientifico il prof. Biagio Pecorino

11 Dicembre 2017
Giuseppe Melchiorri

Sviluppare ricerche scientifiche per innovare i processi di gestione delle biomasse mediterranee. Questo l’obiettivo del progetto “Innovazioni per lo sviluppo del biometano da matrici mediterranee” (Inno-Biomed), nato all’interno del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania e sviluppato con il supporto del Consorzio italiano Biogas e Gassificazione (Cib), del Centro Ricerche Produzioni animali (Crpa) e del Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura del Crea (Crea-Ofa), grazie a un finanziamento del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali Mipaaf.

I risultati dei venti mesi di progetto (partito nell’aprile 2016) sono stati illustrati venerdì scorso nell’aula magna del Polo scientifico del Di3A dal responsabile scientifico del progetto prof. Biagio Pecorino, intervenuto nel corso di un incontro aperto dagli indirizzi di saluto del direttore del Di3A Luciano Cosentino e del direttore generale per la Promozione della Qualità agroalimentare del Dipartimento delle Politiche competitive, della Qualità agroalimentare, ippiche e della pesca del Francesco Abate e dei rappresentanti degli ordini dottori agronomi e dei dottori forestali, dei tecnologi alimentari di Sicilia e Sardegna, rappresentati questi ultimi da Simona Fabroni.

“I dati riportati nel progetto fanno emergere – ha commentato il prof. Pecorino – un giacimento inesplorato e inutilizzato di potenzialità per fare non solo energie rinnovabili programmabili, ma anche redditi e occupazione in larga parte della Sicilia”.

“Il Ministero con gli ultimi progetti finanziati ha puntato a favorire la ricerca nel settore agroenergetico che potesse fornire risposte concrete alle esigenze degli agricoltori – ha spiegato il dott. Abate – e con l’uscita del nuovo decreto biometano si apriranno nuovi spiragli per potere investire nella digestione anaerobica e poter realizzare nuovi impianti”.

All’incontro hanno partecipato anche il direttore del Cib Christian Curlisi che ha spiegato come dal 2018 al 2022 è prevista una “progressione con una capacità di realizzazione di 275 megawatt equivalenti, di impianti installati”. 

Gli impianti a biogas, il combustibile che si produce durante la fermentazione di materiale organico in assenza di ossigeno, rappresentano sono già 1.500 nel nord Italia, mentre in Sicilia, ce ne sono solo quattro, nonostante la Regione possa contare su biomasse uniche, tipiche delle zone mediterranee (pastazzo, sulla, siero, pollina, sansa): ogni anno ci sono circa 300 mila tonnellate di pastazzo di agrumi e 1 milione di tonnellate di sanse esauste che potrebbero essere usati in impianti di biogas e biometano.

Sono intervenuti con le loro relazioni: Claudio Fabbri, (Crpa), Stefano La Malfa, Francesca Valenti, Giuseppe Manetto, Gioacchino Pappalardo (Di3A) e Flora Romeo (Ofa).