Studenti di Paleontologia in visita al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso

Protagonisti 45 studenti dei corsi di studio in Scienze ambientali e naturali e Scienze geologiche 

17 Gennaio 2020
Alfio Russo

Studenti di Paleontologia dei corsi di studio in Scienze ambientali e naturali e Scienze geologiche dell’Università di Catania hanno visitato nei giorni scorsi il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso nell'ambito delle attività formative del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali.

I 45 studenti - accompagnati dalle docenti Antonietta Rosso e Rossana Sanfilippo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali - hanno potuto ammirare reperti fossili e attuali, guidati dallo zoologo e paleontologo dott. Gianni Insacco, direttore scientifico del Museo, che ha tenuto un seminario dal titolo “Ricerca e metodologia di conservazione dei reperti paleontologici”.

A raccontare l'esperienza formativa gli studenti Daniele Barberio di Scienze geologiche insieme con Sonia Di Stefano e Francesco Fabiano di Scienze ambientali e naturali.

“In un paesino di appena 30.000 abitanti nel ragusano si trova una rara perla di divulgazione scientifica: il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso attraverso le cui sale si percorrono le tappe dell’evoluzione della vita, dai primi organismi ai pesci corazzati del Paleozoico, dalle ammoniti ai grandi rettili che colonizzarono il mondo durante il Mesozoico fino ai mammiferi del Quaternario, uomo compreso - hanno spiegato -. Vantando più di 25.000 reperti, il Museo comprende la Sezione Paleontologica, ospitante numerosi reperti fossili anche esclusivi, pterodattili, il famoso Archaeopterix (anello di congiunzione tra dinosauri e uccelli), vari invertebrati marini, tra cui trilobiti e ammoniti, nonché i resti di Elefanti nani rinvenuti nei depositi quaternari di Comiso. Esposti anche alcuni fossili viventi, testimonianze di ere geologiche ormai lontane giunte ai giorni nostri. Ne sono un chiaro esempio il Celacanto (di cui il Museo vanta uno dei pochi esemplari al mondo), pesce considerato estinto ma sorprendentemente ritrovato nel 1939 nelle acque del Madagascar, e i Nautiloidi, presenti già nei mari paleozoici".

"Molto ricca anche la Sezione Zoologica, contenente animali oggi viventi o recentemente estinti, perfettamente conservati grazie all’antica arte della “tassidermia”, finalizzata a preservare parti dell’animale, come ossa e pelle, a fini museali e di ricerca - hanno aggiunto gli studenti -. Si possono ammirare svariate specie siciliane anche a rischio di estinzione, la ricostruzione museale di un Tilacino e di un Dodo estintesi recentemente purtroppo ad opera dell’uomo, la più importante collezione cetologica del meridione d’Italia costituita da 12 taxa e da 47 reperti, rari reperti come l’impressionante granchio gigante del Giappone (avente un’apertura delle chele di circa 3 metri), il Calamaro Ombrello e l’enorme scheletro di Zifio. Il momento più suggestivo ha riguardato la visita dei laboratori tassidermici e paleontologici, con resti di animali ancora inediti, in corso di trattamento e restauro, e un gigantesco scheletro di Balenottera comune di circa 19 metri di lunghezza".