Sovranità europea per risolvere problemi comuni ai Paesi dell’Unione

Studiosi provenienti da Università italiane e straniere hanno analizzato l’argomento in un convegno a Scienze politiche e sociali

27 Aprile 2018
Alfio Russo

Le sovranità nazionali “cedono” il passo all’Unione europea per fronteggiare insieme la crisi economica e i processi di integrazione dei popoli dell’area Mediterranea. Una chiave di lettura che è emersa stamattina nel corso del convegno di studi "La sovranità in Europa" che si è tenuto nell'aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali, su iniziativa della cattedra di Storia delle istituzioni politiche in collaborazione con la Rivista Notabilis, la Rete euromediterranea della conoscenza di politica comparata e la Società di Storia delle istituzioni.

Ad aprire i lavori il rettore Francesco Basile che ha sottolineato “l’importanza della collaborazione tra istituzioni e atenei stranieri, anche tramite i convegni, per mobilitare le coscienze su questi temi che determineranno il futuro dell’Europa”. “Appare ormai chiaro che la sovranità dell’Unione europea stia prendendo sempre più corpo e avendo la meglio su quelle nazionali, una strada sposata in pieno dagli Stati aderenti all’Unione europea proprio per fronteggiare la crisi economica e per risolvere problematiche, che accomunano tutto il Vecchio Continente come il fenomeno dell’immigrazione, tramite processi di integrazione e interventi nei Paesi del Nord-Africa” ha aggiunto il prof. Basile alla presenza del direttore del dipartimento, prof. Giuseppe Vecchio. “Credo che delegando sempre più sezioni della sovranità nazionale a Bruxelles possiamo creare una vera Europa unita e il contributo degli studiosi e il confronto con tutte le parti sarà determinante – ha concluso il rettore -, un processo che richiede la stimolazione continua della coscienza sociale e in particolare delle future generazioni”.

Parole riprese dal prof. Giuseppe Astuto, organizzatore del convegno che proseguirà domani a Palazzo Vermexio a Siracusa, che ha evidenziato come “dall’inizio della crisi economica e finanziaria il processo di integrazione europea abbia subito un’accelerazione, per la prima volta si è parlato apertamente del progressivo abbandono della sovranità nazionale”. “Rinunciare a ‘pezzi’ di sovranità nazionale fa parte del cammino comune dei Paesi membri dell’Unione Europea fin dalla prima costituzione, una verità ripetutamente enunciata nei Trattati e di cui è intrisa la visione politica dei padri fondatori – ha aggiunto il titolare della cattedra di Storia delle istituzioni politiche -. Per stemperare le ostilità nei confronti di questi processi bisogna intensificare il dibattito politico e conoscere i meccanismi di convergenza, il funzionamento delle istituzioni e gli obiettivi che si vogliono raggiungere”. Non a caso al convegno sono intervenuti studiosi – Grigoriou Panayotis (Université de le Mer Egée, Grecia), Stefania Mazzone (Università di Catania), Yves Palau (Université Paris-est, Francia) e Fausto Vecchio (Università Kore di Enna) coordinati dai docenti Fulvio Attinà e Francesca Longo – che hanno analizzato i processi storici che hanno contribuito all’affermazione del principio di sovranità, l’attuale rapporto fra i poteri delle istituzioni comunitarie e quelli degli Stati membri e le prospettive future per un allargamento dei poteri dell’Unione Europea.

“Vi è un filo comune che avvicina gli studiosi che provengono prevalentemente dall’area del Mediterraneo – ha aggiunto il prof. Astuto -. L’integrazione europea può subire una accelerazione sia per far fronte alla crisi economica sia per integrare in questo processo i popoli del Mediterraneo, oggi investiti dalle ondate migratorie, dalle guerre e dall’endemica instabilità politica. In questo processo l’Università di Catania, con le sue iniziative nel campo della ricerca e nella collaborazione con i Paesi dell’Africa, è in prima linea”.