Sociologi del Territorio e giovani da tutta Italia affrontano a Lampedusa il tema dell’immigrazione

Il resoconto degli organizzatori Antonietta Mazzette e Carlo Colloca

19 Settembre 2018
Antonietta Mazzette e Carlo Colloca

L’Associazione italiana di Sociologia del Territorio – coordinata da Antonietta Mazzette – ha organizzato la VII e l’VIII edizione della Scuola di Alta Formazione sul tema: “A Lampedusa per progettare e realizzare un’accoglienza sostenibile” dal 13 al 20 settembre 2018.

L’obiettivo principale della Scuola è trasmettere competenze e professionalità che sappiano essere di supporto alle istituzioni che gestiscono i flussi migratori, avendo presente la necessità di conciliare le esigenze di chi accoglie con le domande di riconoscimento di diritti dei migranti. In quest’ottica l’edizione 2018 – oltre ai sociologi del territorio – si è avvalsa del contributo di giuristi in tema di diritti umani e di cittadinanza, di architetti formatisi con Renzo Piano nell’ambito dell’esperienza di rammendo delle periferie (il Team G124) e di architetti-fotografi di Urban Reports (curatori della narrazione fotografica del Padiglione Italia alla XVI Biennale Internazionale di Architettura di Venezia). Sono stati coinvolti, altresì, gli studenti dell’Istituto “Pirandello” di Lampedusa nell’ambito del progetto Alternanza Scuola Lavoro.

La didattica frontale, i laboratori e le conversazioni con le popolazioni del luogo sono tradizionalmente le prassi seguite dalla Scuola nell’articolare la sua attività di formazione e di ricerca. Le due conversazioni sono state dense nei contenuti, oltre che partecipate: la prima, su «Diritti, accoglienza e rigenerazione socio-territoriale» con Marco Rizzo (coautore di ‘Salvezza’), Pietro Bartolo (responsabile Poliambulatorio di Lampedusa), Antonella Agnoli (Assessore alla Cultura-Comune di Lecce); la seconda (il 17 settembre), su «Risposte in tema di accoglienza e inclusione di migranti e rifugiati» con Salvatore Martello (Sindaco di Lampedusa e Linosa), Mons. Michael Czerny (Sottosegretario Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Città del Vaticano), Carmelo La Magra (Parroco di Lampedusa), Maria Giovanna Fusca (già componente Direttivo UNICEF Italia). Le due conversazioni sono state coordinate da Antonietta Mazzette (Università di Sassari) e Carlo Colloca (Università di Catania), responsabili scientifici della Scuola.

Mons. Czerny ha ricordato come due anni fa Papa Francesco abbia costituito il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. «Tale rinnovamento – ha sostenuto Mons. Czerny – vuole rispondere alla grave emergenza umana costituita dai fenomeni migratori […] causati da conflitti e catastrofi naturali». Per questo è stata costituita una speciale Sezione Migranti e Rifugiati all’interno del Dicastero, guidata ‘ad tempus’ dallo stesso Pontefice. Riprendendo i quattro verbi enunciati da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, ovvero, «accogliere, proteggere, promuovere e integrare», il Mons. ha sottolineato la centralità della persona e la necessità di lavorare alla sostituzione dell’obbligo della fuga con la scelta della migrazione. Mons. Czerny ha presentato il documento «Verso i Patti Globali sui Migranti e sui Rifugiati» che raccoglie 20 punti di azione come contributo «alla redazione, negoziazione e adoziane del Global Compact sui rifugiati e sulle migrazioni sicure, ordinate e regolari entro la fine del 2018». Il Sindaco di Lampedusa ha evidenziato la necessità di ripristinare un dialogo inter-istituzionale nel rispetto delle regole democratiche, poiché il perdurante silenzio delle massime istituzioni di governo sta producendo disagio anche nell’organizzazione della Giornata della Memoria del 3 ottobre. I coordinatori Mazzette e Colloca conclusivamente hanno sottolineato sia il fatto che il diritto alla città debba essere riconosciuto a tutti indipendentemente dalla loro provenienza, sia il fatto che gli oltre 15 sbarchi avvenuti nelle ultime ore a Lampedusa (all’incirca 250 persone) sono diventati necessariamente materia viva di riflessione della Scuola di Alta Formazione di Sociologia del Territorio.