Scoperti nuovi marcatori tramite biopsia liquida per la diagnosi precoce dei tumori del cavo orale

I risultati della ricerca, che vede coinvolti il Laboratorio di Oncologia Traslazionale e l’Unità di Chirurgia Maxillofacciale dell’Università di Catania, presentati al convegno internazionale dell’Associazione americana per la Ricerca sul Cancro

24 Giugno 2020
Giuseppe Melchiorri

I microRNA nel cavo orale possono essere potenziali biomarcatori per la diagnosi precoce dei tumori in questa parte del corpo. E' il risultato di uno studio preliminare che vede coinvolti il Laboratorio di Oncologia Traslazionale, diretto dal prof. Massimo Libra (docente di Patologia generale del dipartimento di Scienza biomediche e biotecnologiche) e l’Unità di Chirurgia Maxillofacciale dell’Università di Catania diretta dal prof. Alberto Bianchi. La ricerca, realizzata con il contributo dei dottorandi dell'Ateneo catanese Luca Falzone e Salvatore Crimi, è stata presentata al convegno internazionale dell’Associazione americana per la Ricerca sul Cancro (AACR Virtual Annual Meeting 2020). 

Lo studio, dal titolo “Diagnostic and prognostic significance of microRNA modulation in oral cancer”, ha dimostrato, mediante biopsia liquida, la differenza di espressione di alcuni microRNA nel carcinoma a cellule squamose orali rispetto ai controlli, identificando tali microRNA quali potenziali biomarcatori per una diagnosi precoce del carcinoma. I risultati di tale studio hanno già suscitato l’interesse della comunità scientifica internazionale.

I tumori del cavo orale - ha affermato il prof. Bianchi - sono difficili da diagnosticare precocemente perché presentano una vasta gamma di lesioni cliniche; la scoperta di nuovi marcatori potrebbe permettere la loro diagnosi precoce”.
“L'elevata sensibilità del metodo analitico usato in questo studio - ha commentato il prof. Libra -, ha permesso di rilevare piccoli cambiamenti nei livelli di espressione dei miRNA circolanti così da poter integrare gli attuali metodi diagnostici e definire meglio la prognosi dei pazienti. Tuttavia, sarà necessario estendere la ricerca su una casistica più ampia”.