Ripresa dall’emergenza senza benessere psicologico?

Lettera aperta del prof. Santo Di Nuovo, presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia

3 Giugno 2020
*Santo Di Nuovo

Come presidente della Associazione Italiana di Psicologia che lavorano nelle università e negli enti di ricerca italiani ho il dovere di esternare la perplessità e l’amarezza nel costatare che il “Decreto Rilancio”, che vuole avviare la ripresa dopo il disastro economico e sociale dell’epidemia CoViD, mentre prevede un (giusto) incremento nel Servizio Sanitario Nazionale di diverse figure professionali, dimentica del tutto la psicologia. Come se l’indispensabile rilancio del lavoro e dell’economia potesse fare a meno di condizioni e contesti di sicurezza e di benessere mentale per chi il lavoro deve svolgerlo.

Solo alcuni esempi, fra tanti.

Bene assegnare voucher per incoraggiare i cittadini ad un periodo di vacanza e rilanciare così l’industria turistica, ma tutti i cittadini provati dalla crisi saranno in condizione di programmare e godere una vacanza rilassante e rigeneratrice? Giusto sostenere la ripresa della scuola, ma cosa è cambiato intanto nella mente di alunni, docenti, genitori dopo l’esperienza della didattica a distanza? E nella mente dei lavoratori mutati di punto in bianco in ‘smart workers’? La forzata chiusura e il distanziamento sociale tante cicatrici lascia nelle relazioni con se stessi e con gli altri, che certo non basterà un “liberi tutti” per risanare…

Stupisce constatare che, dopo un colpo così grave all’equilibrio psicologico della popolazione, specie delle fasce più deboli (bambini, famiglie problematiche, persone con disabilità, anziani), si pensi che basterà finanziare l’economia per recuperare il benessere e la qualità di vita che di una sana vita sociale è presupposto e condizione.

Quanto il malessere tra i cittadini è diffuso lo sa bene il Ministero della Salute, che ha voluto attivare un numero verde di sostegno psicologico gratuito per i cittadini in difficoltà, ed ha chiesto alle associazioni di psicologi di partecipare: cosa che tutte le società hanno fatto con pronta disponibilità e dedizione. I grandi numeri di richieste e di risposte testimoniano che il sostegno psicologico è molto richiesto, ed è utile. Ma questo vale solo nel momento dell’emergenza? Dopo di che tutto si aggiusterà per incanto, e basterà aumentare infermieri e servizi socio-assistenziali (senza nulla togliere a queste importanti categorie!) per far sparire ansia, stress e depressione, e potenziare il benessere e la qualità di vita dei cittadini?

Come Associazione di quanti fanno ricerca e didattica in psicologia esprimiamo i nostri dubbi, con tre diverse motivazioni.

  • Il passaggio della professione psicologica sotto l’egida del Ministero della Salute, da poco realizzato, ha sancito anche istituzionalmente la rilevanza della psicologia non solo nei servizi di Sanità mentale, ma in tanti altri settori in cui la salute dei cittadini va garantita, con interventi sia terapeutici che formativi e preventivi:  dalla riabilitazione alle condizioni di disagio sociale, dalla istruzione all’orientamento al sostegno della famiglia, dall’ambito giuridico-forense a quello del lavoro e delle organizzazioni, dagli interventi sull’emergenza a quelli di comunità per i contesti stabilmente più debilitati e degradati. Spiace che in tutti questi settori non si programmi un potenziamento del lavoro psicologico, insistendo solo sulla sanità fisica e mentale, che pure l’OMS ha collegato al benessere complessivo e alla qualità di vita delle persone e dei gruppi sociali.
  • Facendo quotidianamente ricerca, abbiamo accumulato innumerevoli evidenze sulla relazione tra benessere psicologico e funzionamento delle istituzioni e delle economie delle società: chi è stressato o demotivato psicologicamente non lavora bene, non è ben inserito socialmente, è a rischio di patologie fisiche o di devianza sociale. Ed è stato dimostrato che la prevenzione del disagio psichico ha benefici anche economici nel tempo, come maggiore efficienza produttiva e minore spesa per malattie (interessa ai nostri governanti questo ‘rilancio’ di più lungo periodo?)
  • Facendo didattica universitaria, curiamo la formazione di tanti psicologi che potrebbero mettere proficuamente a servizio della società le proprie specifiche competenze, e che spiace vedere poi restare in gran parte disoccupati o sottoccupati, perché la società che ci chiede di formarli (fissando anche ampi numeri per l’accesso ai corsi di laurea) poi non ne riconosce la potenziale utilità. Cito, fra tanti possibili esempi, lo psicologo scolastico, la cui figura nel nostro paese non è mai stata riconosciuta formalmente. Eppure si parla tanto dei problemi psicologici di alunni e insegnanti, si invitano esperti a intervenire su temi come la disabilità, l’autismo, i disturbi di apprendimento, l’iperattività, il bullismo e il cyberbullismo, le vecchie e nuove dipendenze patologiche, l’integrazione degli immigrati. Si parla di potenziare – giustamente – l’informatizzazione e aumentare il numero di insegnanti per migliorare la scuola, ma non ci preoccupa del disagio di docenti (e capi d’istituto) spesso allo sbaraglio in situazioni nuove e difficili da gestire senza il supporto di un esperto delle relazioni e delle organizzazioni. Potrei continuare con il supporto delle famiglie in difficoltà, delle adozioni, delle vittime di abuso o stupro, dello stress lavorativo, degli anziani con o senza deterioramento… e citare i tanti testi che dimostrano a cosa può servire la psicologia nelle criticità sociali. Ma servirebbe solo ad aumentare le perplessità e il rammarico nel vedere tutto ciò assente nei provvedimenti governativi in cui si cerca di far risorgere il paese dopo una criticità così pesante e sconvolgente.

Come Associazione Italiana di Psicologia in un recente documento, divulgato anche sui media e inviato alla task force governativa per la ‘ripresa’, abbiamo descritto alcuni dei problemi psicologici connessi alla crisi pandemica e alle fasi di uscita da essa; con riferimento soprattutto alle fasce deboli della popolazione che pagano maggiormente le conseguenze della crisi.
Abbiamo proposto l’istituzione di osservatori a livello nazionale per il monitoraggio sulle condizioni di salute psicologica della popolazione e per l’identificazione precoce del rischio di disagio psichico.

Auspichiamo che una maggiore attenzione venga dedicata da chi governa anche a questi problemi, perché nessun reale ‘rilancio’ di un paese dopo una pesante crisi può prescindere dal rilancio del benessere psicologico di tutti i suoi cittadini.

Santo Di Nuovo 

*Santo Di Nuovo, ordinario di Psicologia generale del Dipartimento di Scienze della formazione dell'Università di Catania e presidente dell'Associazione Italiana di Psicologia