Lotta alla criminalità organizzata: l'esperienza di Libera Terra Mediterraneo

A Scienze politiche la conclusione del Modulo Jean Monnet su "Nuove competenze per nuove sfide: politiche nazionali ed europee per la lotta alla Criminalità organizzata"

30 Giugno 2015
Alfio Russo

"I risultati ottenuti da Libera Terra Mediterraneo sono frutto del buon lavoro svolto da soggetti come le cooperative, le forze dell'ordine, della giustizia, delle compagnie assicuratrici, di chi ci ha aiutato a collocare i prodotti e dei lavoratori". Un piccolo segreto che la presidente di Libera Terra Mediterraneo, Valentina Fiore, ha voluto rivelare ai 100 studenti che hanno preso parte lo scorso 24 giugno all'incontro conclusivo del Modulo Jean Monnet dell'Università di Catania su "Nuove competenze per nuove sfide: politiche nazionali ed europee per la lotta alla Criminalità organizzata".

Un modulo di 60 ore - co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Erasmus + (Azione Jean Monnet), in partnership con il Centro Internazionale di Studi  Sturzo (CISS) -, che rappresenta la prima attività frutto dell'accordo di cooperazione culturale sui temi della legalità e della lotta al crimine e alla corruzione firmato il 21 marzo 2013 tra l'Ateneo di Catania e l'Associazione Libera, nomi e numeri contro le Mafie, che ieri ha chiuso i battenti con una cerimonia nell'aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali.
"Visto il successo della prima edizione - ha spiegato la coordinatrice del corso, Francesca Longo - avvieremo la seconda edizione nel mese di ottobre con una formula rinnovata che prevede l'inserimento di una nuova unità tematica, coordinata dalla docente Roberta Piazza, sull'Educazione alla cittadinanza responsabile che affiancherà le attuali su Politiche europee, La confisca dei beni, Il riutilizzo dei beni e Misurazione statistica coordinate insieme ai docenti Anna Maria Maugeri, Salvatore Cosentino e Benedetto Torrisi".

 

"Gli obiettivi di questa prima edizione sono stati quelli di formare gli studenti del modulo (universitari, ai quali sono stati riconosciuti i crediti formativi, amministratori di beni confiscati e liberi professionisti) a nuove competenze sul tema della legislazione e politiche europee ed in Italia sulla lotta alla criminalità ed in particolar modo sulla confisca dei beni alla mafia oltre a consentire agli studenti e professionisti interessati a questo specifico settore ad approfondire e accrescere la loro conoscenza e consapevolezza sui temi della legalità".

"Non a caso l'Italia rappresenta oggi il punto di riferimento in Europa nella lotta alla criminalità organizzata e del riutilizzo dei beni confiscati - ha detto il direttore di dipartimento, Giuseppe Barone, alla presenza di Dario Montana di Libera e dei docenti Benedetto Torrisi  e Salvatore Bordonaro -: oggi l'Europa è in sofferenza nel campo della politica estera e dell'inclusione sociale, grandi temi che necessitano di interdisciplinarietà e sinergia tra enti ed istituzioni".
Un percorso difficile, ma che negli ultimi decenni ha registrato importanti risultati così come l'esperienza di Libera Terra Mediterraneo, dal 2008 consorzio che gestisce 10 cooperative sociali in quattro Regioni (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) operanti su 1.400 ettari di territorio gestito come un'unica azienda agricola.

 

"L'obiettivo principale di Libera Terra Mediterraneo - ha spiegato la presidente Fiore - è stato quello di costruire un'alternativa reale nel territorio del bene confiscato alla criminalità garantendo uno sviluppo socio-economico dello stesso grazie anche alla lungimiranza dei soci che hanno operato scelte imprenditoriali difficile come il reinvestimento dei primi ricavi nel 2003, la caratterizzazione dei propri prodotti, l'attività di marketing nell'inserimento sul mercato dei prodotti con un'attenta valutazione della domanda-offerta e la realizzazione del marchio che rappresenta l'identità principale dei prodotti di Libera Terra Mediterraneo che ormai sono venduti pure all'estero, come in Brasile ed in Giappone, e che contano oltre 70 referenze". "Oltre a rappresentare un importante mezzo di comunicazione di lotta alla mafia - ha aggiunto - il nostro marchio costituisce ormai garanzia di qualità del prodotto per il consumatore anche all'estero. Un tema, quello dell'impresa come terzo settore, ovvero l'economia sociale, oggetto di discussione tra i soci consapevoli dell'importanza della commercializzazione dei prodotti che garantisce lo sviluppo socio-economico del territorio in modo legale così come dimostrato in questi anni".

Ma Libera Terra Mediterraneo punta adesso a nuovi obiettivi. "Sono stati assegnati al consorzio beni sequestrati alla criminalità, dunque non confiscati, a dimostrazione della buona prassi da parte della giustizia di privilegiare il riuso sociale dei beni immobili - ha concluso la Fiore - la nostra sfida, in questo contesto, è quello di ampliare i settori di intervento su questi immobili come la realizzazione di case per anziani o centri sociali e di garantire la funzionalità delle aziende agricole sequestrate. In poche parole il privato deve diventare sempre più il braccio operativo del pubblico".