A Lamberto Maffei il Premio Asimov per il suo “Elogio della Parola”

Votato da una giuria popolare composta da 2500 studenti, provenienti da 100 scuole superiori e da 11 regioni italiane, il saggio è stato scelto tra sette opere selezionate dal comitato scientifico

21 Ottobre 2019
Giuseppe Melchiorri

“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola”, scriveva Emily Dickinson oltre 100 anni fa. Ma oggi è ancora così? Come è cambiato il linguaggio con l’avvento delle nuove tecnologie? Sono i quesiti che stanno alla base del saggio “Elogio della Parola” (Il Mulino, 2018), scritto dal grande scienziato Lamberto Maffei, professore emerito di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e vincitore della IV edizione del “Premio Asimov per l'editoria scientifica divulgativa”.

La cerimonia finale del premio si è tenuta oggi nell’aula magna del dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” dell’Università di Catania. Votato da una giuria popolare composta da 2500 studenti, provenienti da 100 scuole superiori e da 11 regioni italiane, il saggio di Maffei è stato scelto tra sette opere selezionate dal comitato scientifico. Alcuni di questi studenti erano presenti oggi alla cerimonia introdotta dal Francesco Priolo, dalla direttrice del Dfa Maria Grazia Grimaldi, dal coordinatore nazionale del premio Asimov Francesco Vissani, dal coordinatore regionale Silvio Cherubini, dal direttore dei Laboratori Nazionali del Sud Santo Gambino, dalla direttrice dell’Inaf Osservatorio Astrofisico Isabella Pagano e dalla prof.ssa Alessia Tricomi, direttore del Centro siciliano di Fisica nucleare e Struttura della Materia dell’Infn.

“Il bello di questo premio siete voi - ha detto il rettore Priolo parlando ai giovani presenti -, voi siete il futuro, non perdete mai l’amore verso lo studio e la scienza”.

Nel suo libro il prof. Maffei – ideatore tra l’altro del protocollo “Train the Brain” per rallentare l’invecchiamento cerebrale -  affronta la crisi della parola, della comunicazione verbale con la perdita del calore tutto umano che l’accompagna, sempre più spesso soppiantata dalla comunicazione “solitaria” di  pc e smartphone.

Ma l’uomo è parola, è grazie ad essa che si distingue dagli altri animali ed è per questo che la sua crisi può avere ripercussioni gravi, soprattutto sui giovani. “Senza la parola l’uomo sarebbe una grande scimmia - ha affermato Maffei nel corso del colloquio con gli studenti che affollavano l’aula magna del dipartimento -. La parola distingue la nostra maniera di ragionare rispetto a quella degli altri animali. Sono preoccupato perché i giovani sono così interessati a questa nuova maniera di comunicare che trascurano la parola, con effetti collaterali gravi”.

“Non esiste più la gioia della conversazione - ha continuato lo scienziato -. Si è creata una nuova maniera di comunicare che ha impoverito i rapporti umani. L’uomo è diventato più egoista, guarda a se stesso, ai suoi strumenti ed è sostanzialmente solo. L’uomo si dimentica dell’altro, ha dimenticato cosa sia la solidarietà e questo lo si può vedere anche nelle nuove relazioni internazionali, nelle parole che usano i leader mondiali di oggi, bravi soprattutto ad utilizzare il linguaggio per vendere le loro idee. Ma le idee non si vendono e non si comprano, alle idee si deve credere”.

Si tratta di un percorso irreversibile? Cosa si può fare per riavvicinare i giovani alla parola? “In questo la scuola ha un ruolo fondamentale - ha spiegato il neurobiologo - ma mi preoccupa un po’ la famiglia. Vedo troppe ingerenze dei genitori nel rapporto tra i bambini e i loro maestri e una poca educazione all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei più piccoli”.