La "sala rossa" del Museo della Fabbrica intitolata a Nino Leonardi

Ai Benedettini la cerimonia di intitolazione della sala progettata dal geometra che ha pianificato il recupero e la rifunzionalizzazione del Monastero, insieme all’architetto Giancarlo De Carlo

1 Settembre 2017
Giuseppe Melchiorri

La “Sala Rossa” del Museo della Fabbrica del Monastero di Benedettini è stata intitolata questa mattina al suo ideatore, il geometra Antonino Leonardi, per anni responsabile dell’Ufficio tecnico dell’Università di Catania, scomparso lo scorso novembre.

Alla cerimonia di intitolazione, promossa dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Ateneo, dall’associazione Officine culturali, che si occupa della gestione e valorizzazione del Monastero, e dai familiari del geometra, sono intervenuti il prorettore Giancarlo Magnano San Lio, il direttore del Disum Maria Caterina Paino, l’assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa di Catania Orazio Licandro, la responsabile scientifica del Museo della Fabbrica Federica Maria Chiara Santagati, il presidente di Officine Culturali Francesco Mannino, il figlio e la compagna del geometra, l’architetto Daniele Leonardi e la prof.ssa Emma Baeri. Erano presenti anche i geometri Agatino Puglisi e Domenico Mazzaglia, in rappresentanza del collegio dei geometri laureati di Catania. Quella odierna, infatti, è stata la prima intitolazione di una sala cittadina ad un geometra.

«Ho vissuto l’intera mia vita lavorativa qui ai Benedettini, prima da studente e poi da docente – ha esordito il prorettore Magnano San Lio– e il geometra Leonardi ne è stato sempre una figura centrale. Conosceva come nessuno i segreti di questi luoghi e questa sala si può considerare un capolavoro di grande ingegno». «Oggi si chiude un cerchio, ognuno dei tre grandi protagonisti della storia del recupero di questo bene ha un luogo a lui dedicato: a Leonardi la sala rossa, al prof. Giarrizzo la biblioteca del dipartimento e all’architetto De Carlo l’auditorium».

Se oggi il Monastero è uno spazio fruibile da tutti i cittadini, non solo studenti universitari, lo si deve, infatti, soprattutto all’opera del geometra Leonardi che, insieme all’architetto Giancarlo De Carlo e al preside dell’allora facoltà di Lettere Giuseppe Giarrizzo, ha lavorato per oltre trent’anni per il recupero e la rifunzionalizzazione di quello che è considerato, per grandezza, il secondo complesso monastico benedettino d’Europa. L’impegno di Leonardi per il Monastero si protrasse anche dopo il pensionamento, quando divenne socio dell’associazione Officine culturali. «Non ho avuto un attimo di esitazione a dare parere favorevole alla proposta di intitolazione di questa sala – ha confermato la prof.ssa Paino –. Leonardi rappresenta infatti un pezzo di storia di questo Monastero e dell’Ateneo».

La parte conclusiva del lavoro di recupero dei Benedettini è stata proprio la ristrutturazione dello spazio sottostante l’antirefettorio, le antiche cucine (che Leonardi chiamava il “ventre” del Monastero) realizzate dal Vaccarini, dove oggi ha sede il Museo della Fabbrica, realizzato grazie ai fondi del Piano coordinato “Catania-Lecce”, finalizzato al recupero del patrimonio storico dei due Atenei.

Il Museo è stato fortemente voluto dal geometra ed è stato inaugurato nel dicembre 2002. L’idea dell’architetto De Carlo e dell’Ufficio tecnico d’Ateneo era quella di realizzare un museo (progettato per potere accogliere  migliaia di visitatori) partendo dalle vicende storico-architettoniche dell’ex plesso monastico, legandole al contesto e al tessuto urbano. «Questa struttura – ha spiegato la prof.ssa Santagati – oggi fa parte del sistema museale d’Ateneo e nasce con l’obiettivo di conservare e raccontare la storia del Monastero. Fiore all’occhiello di questo luogo è l’archivio, voluto proprio da Leonardi, che raccoglie tutta la documentazione relativa ai lavori svolti sotto la direzione dell’arch. De Carlo ed è frequentato da studenti e studiosi provenienti da tutta Italia».

E non è casuale la scelta di intitolare a Leonardi proprio questa sala: lui stesso disegnò e progettò il solaio di colore rosso, che funge da copertura della sala e da pavimentazione dell’antirefettorio e che rappresenta uno dei simboli del progetto di recupero di Giancarlo De Carlo: «Oggi – ha affermato Mannino – ufficializziamo qualcosa che già è nota da molti anni a chi frequenta queste stanze. La sala rossa era la “sua” sala».

«La mia presenza in rappresentanza del Comune è un gesto doveroso – ha ribadito l’assessore Licandro – nei confronti di un personaggio che è stato un protagonista della vita culturale di questa città, fatta non solo di grandi eventi, ma anche del lavoro, spesso oscuro, di valorizzazione dei beni culturali». «Ringrazio l’Ateneo per questa cerimonia – ha aggiunto il figlio Daniele -, che rappresenta una attestazione di paternità di cui siamo orgogliosi». «Nino sarebbe orgoglioso di questo riconoscimento – ha concluso la prof.ssa Baeri – che rappresenta un tributo alla sua memoria, unico strumento “laico” per sconfiggere il “fastidio” della morte».