Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità

Intervento del prof. Christian Mulder, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania

17 Giugno 2021
Christian Mulder

La desertificazione è stata riconosciuta nel 1992 come uno dei maggiori problemi su scala mondiale. E nonostante il fatto che le Nazioni Unite abbiamo istituito nel 1995 la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità (viene celebrata ogni 17 giugno da tutti i Paesi aderenti alla Convenzione per la lotta alla desertificazione ratificata da oltre 200 Paesi) praticamente non è migliorato nulla. Senza entrare nel merito del contributo antropico al surriscaldamento globale, in questi giorni l’ennesima ondata di caldo torrido sta colpendo il Mediterraneo, con pesanti ripercussioni sul bilancio idrico. Il destino vuole che proprio in questi ultimi dieci anni si sono verificati i sei più caldi mai avvenuti, come mostrato nella figura basata su dati satellitari ad elevata risoluzione.

L’effetto più devastante di questo continuo - e volutamente ignorato - aumento delle temperature colpisce praticamente ogni continente causando da una parte il distacco di megalitici icebergs dall’Antartide, l’assottigliamento della lastra di ghiaccio sulla Groenlandia ed il lento, ma quasi inarrestabile scioglimento del permafrost siberiano, e dall’altra parte gli incendi boschivi e la desertificazione di aree abitate ancora più grandi.

Considerando che fenomeni astronomici quali le macchie solari vengono usati per studiare l’evoluzione del clima su scala geologica e visto che, nonostante nel 2019 fosse iniziato il Ciclo Solare 25 (il quale prevederebbe una piccola era glaciale confrontabile con quella tra il 1650 ed il 1700), la temperatura dell’atmosfera, di quasi tutte le terre emerse e di molte parti degli oceani continua invece lentamente a salire senza mostrare alcun segno di rallentamento. L’intera situazione che si sta venendo a creare e le troppe possibili implicazioni a breve e lungo termine sono quindi ancor più preoccupanti.

L’oltremodo preziosa e sottile interfaccia tra roccia madre ed atmosfera, il suolo, agisce come un’epidermide per la parte terrestre della Terra. Così come la nostra pelle si screpola se secca, il suolo si sgretola in condizioni aride. Un suolo intatto reagisce come una spugna, assorbendo e rilasciando acqua e nutrienti, ma da millenni l’uso sconsiderato rende il suolo incapace di trattenere l’acqua. Perciò l'uso sostenibile della terra è uno degli obiettivi chiave per la salute dell'uomo, visto che i moltissimi organismi viventi nel sottosuolo supportano la natura, l’agricultura e la stragrande maggioranza dei servizi ecosistemici che rendono questo unico pianeta abitabile (Biodiversity and Climate Change). L’essere umano rifugge difatti da condizioni ambientali estreme ed il clima mostra evidenti ripercussioni globali su natura e salute (The 2020 Report).

La popolazione umana si è triplicata dal 1950 ad oggi. Purtroppo la species Homo sapiens si sta rivelando l’unica specie mai apparsa su questo pianeta che distrugga sistematicamente le proprie risorse, avendo già gravemente alterato il 70% degli ecosistemi di tutto il pianeta nell’arco di pochi decenni. Dopo i continui danni da epoca storica avvenuti nel Vecchio Mondo, l’ingordigia per sempre maggiori risorse si è rivolta anche verso l’emisfero australe. Su scala globale, il 60% della superfice delle foreste risulta essere stata profondamente alterata dall’Uomo (Anthropogenic modification of forests means only 40% of remaining forests have high ecosystem integrity).

Zone aride nel mondo (2018-2020) - foto tratta da http://www.naturalearthdata.com/

Emissioni industriali, disboscamento forsennato, agricultura intensiva ed allevamento eccessivo creano uno squilibrio termico ed idrico con gravissime ripercussioni tanto per la natura quanto per il nostro quotidiano. Ripercussioni riconoscibili anche per la salute, visto che abbiamo potuto tutti toccare con mano come il numero di infezioni dal Covid nelle aree maggiormente industrializzate e coltivate, indipendentemente dalla densità abitativa, siano state ben sei volte maggiore del resto dell’Italia. È triste vedere come le aree a rischio desertificazione siano proprio quelle che offrano potenzialmente la maggior resistenza a contagi e come di contro le aree più umide siano quelle con la minore resilienza.

Lo smisurato allevamento del bestiame contribuisce notevolmente tanto alla distruzione degli ecosistemi naturali quanto al surriscaldamento globale. Il settore del bestiame è la più grande fonte di emissioni di metano, un gas serra che ha in 100 anni un effetto riscaldante di ben 28 volte superiore rispetto a quello dell’anidride carbonica, e come se ciò non bastasse, ogni singolo kg di carne bovina comporta il consumo di 15mila litri d’acqua e la produzione di 60 kg di CO2. Considerando l’inarrestabile crescita della popolazione mondiale, anche l’industria alimentare gioca un ruolo fondamentale per un pianeta sostenibile.

La sostenibilità è strettamente legata all’acqua. La vita su questo pianeta è nata nei mari e senza acqua non c’è vita. L’acqua dolce è particolarmente preziosa e molti evidenti effetti dovuti al surriscaldamento globale, quali l’innalzamento del livello degli oceani, sono deleteri per le falde in quanto un livello più elevato della superfice marina comporta in ambienti costieri un’infiltrazione di acqua salata e salmastra con ripercussioni sull’agricultura. Terreni aridi comporteranno una massiccia perdita di biodiversità con l’opportunistica dominanza di nuove specie ruderali e psammofile e la riduzione paesaggistica dei mosaici ambientali, favorendo ulteriormente un’irrecuperabile desertificazione.

Gli effetti dell'uso del suolo sulla biodiversità sono stati più volte dimostrati, con tristi esempi di passata malgestione con catastrofiche carestie e conflitti nell’Africa subsahariana (The Sahel is engulfed by violence. Climate change, food insecurity and extremists are largely to blame). Poiché i cambiamenti della biodiversità hanno effetti a cascata sui servizi ecosistemici, una tutela della vita nel suolo è essenziale per poter salvaguardare la salute pubblica, mantenendo sostenibili l'agricoltura, la silvicoltura e l’allevamento grazie ad una naturale azione di regolazione del clima. L’acqua è pertanto essenziale, visto che anche il suolo più fertile è del tutto inutilizzabile in condizioni aride.

La Sicilia, nonostante i fasti rurali in epoca romana (grazie alla qualità di frumento, segale ed orzo era il granaio della repubblica secondo Catone il Censore), è ad elevatissimo rischio di una imminente desertificazione, con filiere di vitigni storici ed altre coltivazioni destinate ad una prematura scomparsa per l’insostenibile stress idrico. Non solo si spreca la poca acqua, ma le coste in Sicilia presentano la maggiore erodibilità tra le regioni italiane e tutta l’isola sarà climatologicamente indistinguibile dalla Tunisia entro il 2050.

L’erosione eolica sta aumentando e sabbie del Sahara, con micronutrienti, ma anche con patogeni, sedimentano nell’Atlantico e nel Mediterraneo, raggiungendo con facilità l’Amazzonia ed il bacino alpino (Bacterial diversity and composition during rain events with and without Saharan dust influence reaching a high mountain lake in the Alps).

Questo fenomeno altererà la microecologia di suoli e bacini e farà aumentare, tra le altre cose, i casi di asma e renderà la nostra regione meno vivibile ove non si dovesse agire rapidamente.

Il surriscaldamento globale dovuto ai gas serra viene ulteriormente accentuato dal rapido incremento in estensione delle aree aride. Regioni desertificate influenzano la circolazione atmosferica, con conseguenze tangibili anche a migliaia di km di distanza. Ondate di calore saranno particolamente pesanti negli ecosistemi urbani e la salute pubblica è inscindibile da parchi cittadini e dalla biodiversità (Agenda 2030 ed Aichi Targets 11 – Città sostenibili e 13): ecco perchè il verde urbano è così fondamentale, una visione tra l’altro ribadita già cinquant’anni fa da illustri architetti quali Hundertwasser. La legge Rutelli (1992, implementata nel 2013) prevede la piantumazione da parte di ogni comune in Italia di un arbusto per ogni neonato. Motivo in più per incentivare massicciamente il verde a Catania, la cui area metropolitana risulta essere quasi all’ultimo posto come green city nell’annuale classifica del Sole24Ore (Ecosistema urbano). Un vero e proprio polmone verde che potrebbe essere realizzato praticamente senza costi, ad esempio usando le migliaia di arbusti già presenti nel Demanio Forestale, seguendo progetti comunali quali quello di Milano (ForestaMI).

È sorprendente come in Europa solo l’Italia non abbia previsto degli interventi mirati a tutelare la nostra tanto ammirata biodiversità. Nel Sud, soltanto una silvicoltura oculata ed una dispersione idrica minimizzata (tanto in ambiti rurali quanto cittadini) potrà frenare questa incombente desertificazione con la perdita di migliaia di specie animali e vegetali che questo evento comporterebbe. Sulla carta, l'Italia risultava “come primo paese europeo ad aver adottato un piano per raggiungere l'azzeramento netto del degrado delle terre entro il 2030”. Speriamo che anche e soprattutto in Italia la transizione ecologica ci aiuti a passare rapidamente dalle parole ai fatti.

Il prof. Christian Mulder, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania