Desertificazione, la Sicilia è la regione potenzialmente più colpita

Intervento di Giorgio Testa, associato di Agronomia e Coltivazioni erbacee al Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università di Catania

17 Giugno 2021
Giorgio Testa

La giornata mondiale per combattere Desertificazione e Siccità si tiene il 17 giugno 2021, e il focus di quest'anno è la conversione dei terreni degradati in terreni sani. Il recupero dei terreni degradati porta resilienza economica, crea posti di lavoro, aumenta i redditi e aumenta la sicurezza alimentare, permettendo, inoltre, il recupero della biodiversità. Il ripristino della fertilità del suolo contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici grazie allo stoccaggio di carbonio nel suolo.

La consapevolezza dell’importanza di tutelare il nostro pianeta e le risorse naturali è aumentata nel corso della pandemia da COVID-19, infatti, sia la popolazione, sia i decisori politici si sono resi conto che la riduzione degli impatti legati ai cambiamenti climatici può contribuire a sostenere una ripresa green a seguito della Pandemia.

Attualmente quasi tre-quarti della superficie terrestre è stata modificata dagli esseri umani per soddisfare una domanda sempre crescente di cibo, di materie prime e infrastrutture. Impegnarci per rallentare questo trend ed invertirlo contribuendo al recupero delle terre degradate è di fondamentale importanza sia per una rapida ripresa dalla pandemia che per garantire una sostenibilità della vita sulla terra nel lungo periodo.  A conferma di ciò, oltre 100 paesi si stanno impegnando nel ripristino di circa 1 miliardo di ettari di terreno nel prossimo decennio.

Per celebrare questa giornata e avere piena conoscenza del nostro ruolo, l’UNCCD (United Nations to Combat Desertification) ha messo in atto in tutto il mondo diverse iniziative (2021 Events around the world | UNCCD).

Già nel 2015 è stato predisposto un programma di azione sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU (Agenda 2030), che esprime un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, fissando al 2030 la scadenza per la realizzazione dei 17 obiettivi proposti per uno Sviluppo Sostenibile.

Tra questi, l’obiettivo 15 evidenzia la necessità di proteggere, ripristinare e usare in modo sostenibile gli ecosistemi terrestri, mediante una politica di gestione sostenibile delle foreste che contrasti la desertificazione, cercando di arrestare e invertire il degrado dei suoli per fermare la perdita di biodiversità. 

I dati relativi alla desertificazione e alla siccità destano preoccupazione, infatti, 2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura ed inoltre circa il 52% del terreno utilizzato per le attività agricole risulta degradato.

Desertificazione e siccità hanno portato negli ultimi anni alla perdita annua di 12 milioni di ettari di terreno che avrebbero potuto ospitare coltivazioni pari a 20 milioni di tonnellate di cereali. Se questo trend dovesse continuare, e contestualmente si verificasse un incremento della temperatura le conseguenze per la stabilità delle produzioni agrarie sarebbero ancora più gravi. Nello specifico, analizzando le rese delle colture agrarie nel periodo compreso tra il 1964 e il 2015, le annate interessate da eventi estremi come siccità, ondate di calore, gelate e alluvioni hanno evidenziato una riduzione delle rese che nel caso dei cereali (frumento, orzo, mais, etc.) è stata pari a circa il 9% mentre in altre colture agrarie (oleaginose, ortive, piante da radici e tuberi, frutteti, etc.) è stata pari a circa il 3,8%.

Il dibattito su questi temi era stato avviato nel 1992 durante la conferenza di Rio de Janeiro che ha portato nel 1994 all’United Nations Convention to Combat Desertification (United Nations Convention to Combat Desertification) (UNCDD), che rappresenta l’unico accordo internazionale legalmente vincolante che collega l’ambiente e lo sviluppo alla gestione sostenibile del territorio. Al fine di sensibilizzare i governi, le organizzazioni e gli individui, è stato scelto il 17 giugno per celebrare la Giornata mondiale contro Desertificazione e Siccità.

Ma cosa intendiamo per desertificazione? La desertificazione è definita come il degrado del suolo in aree aride, semiaride e secche subumide risultante da molti fattori, comprese le variazioni climatiche e le attività umane (Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) 1994).

I principali fattori che concorrono a questo processo di degradazione sono il riscaldamento globale, lo sviluppo economico, la crescita della popolazione, l’intensificazione dell’agricoltura e l’abbandono delle terre che concorrono al degrado dei suoli che porterà alla desertificazione.

Politiche di mitigazione e adattamento devono essere adottate per attenuare il rischio di desertificazione. Risulta quindi di fondamentale importanza quantificare l’impatto ed intervenire su tutti i fattori che concorrono alla desertificazione.

La desertificazione e la siccità sono quindi delle dirette conseguenze delle attività umane e dei conseguenti cambiamenti climatici. Tutto ciò si verifica a causa dello sfruttamento eccessivo e all'uso indiscriminato degli ecosistemi delle terre aride, che sono le aree più sensibili alla degradazione.

A livello globale le zone vulnerabili alla desertificazione sono diverse, ma particolare attenzione è rivestita dalle aree del Mediterraneo. In Italia il 10% del territorio è molto sensibile a tale fenomeno e la Sicilia è la regione potenzialmente più colpita (42,9% della superficie regionale), seguita da Molise, Basilicata (24,4%) e dalla Sardegna (19,1%).

La desertificazione e la siccità mettono a dura prova sia la sostenibilità dell’agricoltura che le attività sociali nelle aree affette da tale fenomeno. L’impegno di tutti noi è necessario per mitigare tali effetti e contrastare il cambiamento climatico.

L’obiettivo della Giornata mondiale contro desertificazione e siccità 2021 è dimostrare che investire in terre sane come parte di una ripresa green è una decisione economica intelligente, non solo in termini di creazione di posti di lavoro, ma soprattutto in una visione di lungo periodo per proteggere le economie dalle crisi future dovute ai cambiamenti climatici.

Le politiche di lotta alla desertificazione e mitigazione dei cambiamenti climatici rivestiranno un ruolo cruciale nello sviluppo delle aree mediterranee contribuendo allo sviluppo sostenibile del territorio integrando sviluppo economico, coesione sociale e protezione dell’ambiente.

Il prof. Giorgio Testa, associato di Agronomia e Coltivazioni erbacee al Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università di Catania