Coronavirus, l'anno del lockdown: alla ricerca dell’equilibrio tra diritto, salute e comunicazione

Interessante incontro organizzato dalla Scuola Superiore di Catania nell’ambito del ciclo “Diritti e Libertà” del Laboratorio di Diritto con gli interventi dei docenti Ida Nicotra, Bruno Cacopardo e Guido Nicolosi

23 Dicembre 2020
Alfio Russo

L’equilibrio tra i diritti sanciti dalla Costituzione per garantire la sicurezza e la libertà individuale in un anno segnato dal lockdown e dalle misure restrittive finalizzate a tutelare il bene superiore della salute pubblica ai tempi del Covid-19.

Un tema sempre più attuale in questi giorni che è stato al centro dell’incontro dal titolo “Coronavirus, l'anno del lockdown: in bilico libertà, restrizioni e comunicazioni” organizzato dalla Scuola Superiore di Catania nell’ambito del ciclo “Diritti e Libertà” promosso dai docenti Sara Longo e Vincenzo Di Cataldo, responsabili del Laboratorio di Diritto della SSC per l’anno accademico 2020-2021.

Ad aprire i lavori il presidente della “Scuola”, la prof.ssa Maria Rosaria Maugeri, che ha evidenziato «la necessità di trovare un punto di incontro tra diritto alla salute e libertà individuale» e «l’importanza della comunicazione del rischio alla popolazione» sottolineando «l’esigenza di un collegamento dei tre saperi: salute, libertà e comunicazione».

Tematiche affrontate dai docenti Ida Nicotra (Diritto Costituzionale al dipartimento di Giurisprudenza), Bruno Cacopardo (Malattie infettive al Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale) e Guido Nicolosi (Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Dipartimento di Scienze politiche e sociali) dell’Università di Catania.

SSC Covid diritto e libertà

Nella fila in alto da sinistra i docenti Vincenzo Di Cataldo, Guido Nicolosi e Bruno Cacopardo; nella fila in basso da sinistra i docenti Sara Longo, Ida Nicotra e Maria Rosaria Maugeri

Proprio la prof.ssa Ida Nicotra ha aperto l’intervento sottolineando «il forte impatto della pandemia sulla salute e sui diritti fondamentali della persona in tutto il mondo e sulle stesse istituzioni così come evidenziato anche il Parlamento europeo».

«La sensazione è che le libertà fondamentali abbiano subito fortissime restrizioni con conseguenze sul principio di uguaglianza, con un aumento delle differenze sul piano economico e sulla socialità di ognuno di noi – ha aggiunto la docente -. Una situazione che ha visto lo Stato intervenire per trovare il giusto bilanciamento ed equilibrio tra i diversi interessi tutti meritevoli di tutela e con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha evocato più volte il principio di solidarietà economica e sociale per tenere insieme diritti e doveri. Occorre ricordare che le libertà di ognuno di noi non sono assolute, ma finiscono dove cominciano quelle degli altri e proprio la Corte costituzionale ha ritenuto legittime queste misure adottate in una situazione emergenziale in quanto rispettano i criteri di proporzionalità, adeguatezza e provvisorietà».

La docente, inoltre, è intervenuta sull’applicazione dei Dpcm «adottati per far fronte alla necessità di intervenire immediatamente», sui fondi dell’Unione europea destinati all’Italia «pari a 209 miliardi di euro per favorire la ripresa economica anche tramite la digitalizzazione del Paese con nuove tecnologie necessarie per “accorciare” le diseguaglianze sociali e per migliorare la sanità in difficoltà per i tagli ai posti letto e alla formazione del personale medico».

Un tema ripreso anche dal prof. Bruno Cacopardo che in apertura del suo intervento si è soffermato «sulla diffusione della pandemia nel mondo (sulla base delle notifiche effettuate dai vari Stati), sul numero di morti nel pianeta, oltre 2 milioni di persone, e sull’incidenza di morti in Italia, paese dove si è registrato il tasso cumulativo di morti più alto in Europa» evidenziando «l’esigenza del lockdown per le modalità di trasmissione del virus ben diversa ad esempio dall’Hiv» e le contromisure adottate mediche (profilassi e vaccini) e non-mediche (informazione e riduzione del rischio di trasmissione). In allegato Image 1, 2, 3 e 4

SSC Covid diffusione della pandemia

Image 1. La diffusione della pandemia nel mondo

«È bene specificare che il lockdown non impatta sul virus, ma solo sulla capacità di diffusione dello stesso tra le persone, non a caso con la sua interruzione sono aumentati i contagi – ha aggiunto -. Il lockdown è stato utile per abbassare il numero di contagi, per ritardare e ridurre il picco epidemico consentendo al sistema sanitario di poter reggere all’emergenza. Per questi motivi sono state chiuse le scuole e le università, è stato applicato il social distancing e isolati i casi positivi posti in quarantena». Image 5 e 6

Image 5. Efficacia delle misure di isolamento sociale sul contenimento delle epidemie

Sulle strutture sanitarie il prof. Cacopardo ha aggiunto che «in Italia, negli ultimi 30 anni, sono stati drammaticamente eliminati tantissimi posti letto per malati acuti e per le terapie intensive, ormai ben al di sotto della media europea; a questo si aggiunge anche la decrescita della spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia, anch’essa sotto la media europea». Image 7 e 8

Image 7. Report posti letto per malati acuti dal 1980 ad oggi

A seguire il prof. Guido Nicolosi è intervenuto sottolineando «il fenomeno sociale della pandemia a livello mondiale con conseguenze ad oggi non visibili come la fame innescata dal Covid-19 fuori dall’Europa» e sulla percezione del rischio e sul ruolo della comunicazione in contesti emergenziali con ricadute importanti sui comportamenti delle persone.

«Il Global Health Security Index ha stilato una classifica che misura la capacità di prevenzione e controllo in caso di pandemia e ha posizionato l’Italia al 31.mo posto rilevando molte criticità sanitarie e anche della comunicazione del rischio con una pessima performance dell’Italia – ha spiegato il docente -. La carenza comunicativa in Italia è stata profonda e preoccupante, dai dati sul rapporto tra italiani e informazione nel lockdown emerge che il 20% a marzo e il 14,7% in aprile si sarebbe affidato a fonti istituzionali; il 6,5% (in aprile) ai medici di base; il 52,1% a marzo, poi 66,6% in aprile, ai notiziari televisivi e radiofonici; stabile la stampa (10% marzo, 11% aprile)». 

Image 9. Fonti consultate dagli italiani

«Dati che evidenziano come le fonti istituzionali non sono state in grado di fornire informazioni efficaci alla popolazione per mancanza di una “regia istituzionale” necessaria in casi di emergenza, per un’informazione prevalentemente “gestita” dai media tradizionali, per una quantità spropositata di informazioni sul Covid nei tg nazionali (dal 24 al 38% fonte Auditel) con rivoluzione dei palinsesti televisivi e aumento dei talk show – ha spiegato il prof. Nicolosi -. Una situazione che ha portato l’Agcom ad emanare un richiamo ufficiale ai fornitori di media a marzo. Tutto ciò ha minato la fiducia dell’opinione pubblica nella scienza».

Il docente si è soffermato anche sui vaccini con i dati di Observa «da cui emerge che il 36,2% degli italiani è disponibile a vaccinarsi appena possibile, mentre il 37,9% non subito e il 21,5% no», sull’influenza delle fakenews nei social media «il cui rischio secondo una ricerca della Fondazione Bruno Kessler in Italia è crollato dal 30% al 5% nei primi giorni della pandemia» e sulla confusione della percezione del rischio «con un terzo degli italiani in marzo che presentavano una consapevolezza equilibrata, mentre il resto era equamente diviso tra chi minimizzava e chi versava in condizioni di panico». 

Image 10. Gli italiani e i vaccini

«In Italia la comunicazione istituzionale è stata ambigua (non sempre distinta da quella politica), contraddittoria (cattivo coordinamento comunicativo tra centro e periferia) e ondivaga (si è passati dalla minimizzazione alla pressione allarmistica). Anche la campagna #iorestoacasa ha mutato il proprio messaggio di responsabilizzazione in colpevolizzazione dei comportamenti individuali “non allineati” con individuazione di capri espiatori come i runner, i disertori e i negazionisti. Ed, invece, in caso di emergenza l’istituzione avrebbe dovuto rassicurare tutti» ha concluso il prof. Nicolosi.